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La storia del Genoa

Attraverso il Genoa, una città reagì

24 novembre 2021

Erano le 8,14 di domenica 9 febbraio 1941. Una città si destò con la calma classica dei giorni di festa. O almeno, così sembrò in apparenza. I genovesi stavano affrontando il secondo anno di una guerra disumana, molti erano già partiti al fronte e altri ancora partiranno. Alcuni si rifugeranno sulle alture che sovrastato la città. Davanti ad essa si stagliava e si staglia ancora, il mare. Con il suo moto sferza la spiaggia genovese, la sua brezza invade i caruggi. Un mare da sempre complice, quella mattina trasportò, ignaro, un incubo. La Fotta H, sotto la guida dell’ammiraglio James Fownes Sommerville, iniziò a bombardare la Superba.

Le sirene rimbombano tra i vicoli e le scale e i genovesi si rifugiarono nelle cantine e negli scantinati. In mezz’ora, circa 300 tonnellate di esplosivo trasformarono la città in un vero inferno sulla terra. L’inferno non arrivò solo dal mare, ma anche dal cielo: i bombardieri Renows e Shieffield mirarono alla città, mentre il bombardiere Malaya si concentrò sulla zona del porto. La zona di Piccapietra venne quasi completamente distrutta, mentre un ordigno cadde all’interno della Cattedrale di San Lorenzo: nello stupore generale, rimase inesploso.

Alle 9.45, “terminato il lavoro”, la flotta inglese salpò l’ancora, invertì la rotta e tornò a Gibilterra. Missione compiuta. In una Genova martoriata,  non rimase altro che fuso e macerie. L’anagrafe dovette registrare con un groppo in gola 158 morti, 225 feriti e circa 2500 persone rimaste senza casa..

Quella stessa domenica, alle 15.45 il Genoa di mister Barbieri ospitava la Juventus di Munerati. Una partita attessissima da tutti i genoani, valida per la diciottesima giornata di campionato. Dopo uno sfiduciato sopralluogo, si scoprì che il campo di Marassi aveva riportato solo lievi danni.

Le due società decisero così di comune accordo di far giocare nonostante la tragedia. I giocatori rossoblù residenti a Genova uscirono dai rifugi poco per volta e si recarono al campo. I giocatori juventini, che alloggiavano in un hotel vicino alla stazione di Brignole, quando uscirono videro la città distrutta. La paura però non li avvinse e si presentarono sul campo pronti per dare battaglia.

Al fischio d’inizio, circa 7000 persone si erano posizionate sulle gradinate del campo di Marassi. La paura attanagliava il cuore, le guance erano ancora bagnate dalle lacrime ma c’è una cosa che ha distinto e distingue i genovesi: la voglia di rialzarsi e reagire sempre, nonostante tutto. La città era un cumulo di macerie, madri avevano perso figli, padri avevano perso mogli, gente senza più una casa o un negozio, ma bisognava andare avanti.

E attraverso una partita di calcio, Genova reagì e forse per una volta poco importa ricordare che quella partita, simbolo di rinascita, terminò con la vittoria del Grifone per due reti a zero: in gol Lazzaretti e Bertoni.

da Il Littoriale – 10 febbraio 1941